Milano, 5 marzo 2020

Oggi mi sono collegata con “SUPER STUDIO DESIGN” , in collegamento i designer Giulio Cappellini, Aldo Cibic e Gisella Borioli per un’incontro sul tema della rinascita del design in tempo di Covid.

Alle spalle una situazione di mercato in cui eravamo abituati a circondarci del superfluo, a comprare a dismisura in un mercato saturo di prodotti cinesi, copie malfatte, complice la sovrapproduzione e gli articoli Low Cost dal settore Design alla Moda: acquisti non ponderati, dove la parola chiave è quantità a discapito della qualità del Made in Italy.

Riusciremo ad essere più consapevoli in futuro?

E’ questa la nuova sfida: comprare meno ma comprare la qualità, che è vero ha un costo maggiore ma una copia cinese non equivale all’oggetto di design studiato nelle forme e nei materiali, sempre più ecologici, e che è in grado di durare nel tempo e accompagnarci per tutta la vita.

L’oggetto di design concepito con l’amore per l’arte e il bello, il Design che resiste alle mode e ai decenni.

Abbiamo bisogno di un Nuovo Rinascimento.

Anche gli spazi non saranno più gli stessi, da quelli condivisi a quelli personali come la casa.

I designer e gli architetti hanno la responsabilità di ridisegnare i nuovi spazi dove poter leggere, lavorare, cucinare e rilassarsi. C’è bisogna di una rivoluzione nel settore edilizio. Ci vuole un’attenzione maggiore sulla funzionalità degli spazi e sulle necessità.

Una sfida nuova, quella per gli architetti, quella di costruire nuove abitazioni, piccole ma dove gli spazi sono studiati per essere vissuti in total living : la cucina diventa un luogo dove poter lavorare in smart working e il bagno la nostra nuova Spa. Il Living è il nuovo Gorà della nuova vita che ci aspetta, come il progetto “CACTUS“, di Aldo Cibic, ogni spazio è concepito in base alle necessità, dal lavoro al relax.

Non più case grandi, anche se la disponibilità ce lo consente, il nuovo must è conciliare una vita serena con il proprio lavoro, sempre più possibile grazie al lavoro da casa, spazi piccoli ma ben studiati.

Quindi case anche dislocate fuori dalle città, in spazi aperti a contatto con la natura. Una necessità che si è fortemente sentita a causa del confinamento da Covid. Ecco che si riscoprono spazi nuovi come le terrazze, il nuovo Out Door, il nuovo spazio all’aperto che può essere concepito con una nuova illuminazione. Ne è un esempio l’orto sul tetto, a Milano, a scopo sociale, i cui prodotti vengono donati alle famiglie bisognose della città: una terrazza che diventa terapeutica, ci riconnette con la natura e diventa un modo per allentare lo stress psicologico. Si comincia con i fiori e le piante aromatiche per poi arrivare alle fragoline e ai pomodorini. La terrazza diventa il nostro spazio all’aperto da vivere a pieno e in assoluta libertà.

Parliamo ora degli spazi pubblici, la nuova vera sfida, dove sarà necessario tutelare la salute di ogni soggetto: ecco che si utilizza il plexiglass e si cercano nuovi materiali ecologici, leggeri, facilmente spostabili. Sempre più le aziende si avvicinano al ricerca, a 360 gradi, progetti nuovi, una produzione consapevole del cambiamento climatico, un rapporto di integrità con la natura, materiali eco-design.

Gli spazi interni si sposteranno all’esterno, in una nuova concezione delle attività.

I nuovi problemi sono le nuove soluzioni all’inquinamento, la nuova sinergia con l’ambiente: lavoro smart working, meno affollamento sui mezzi pubblici, viabilità più scorrevole, diminuzione delle polveri sottili. In poche parole un nuovo modo di vivere la città.

Infine parliamo degli eventi pubblici, anche nel settore design, c’è stato un calo vertiginoso del fatturato per i settori delle vendite e delle fiere, tutti gli appuntamenti sono stati annullati.

Bisogna investire e ridisegnare gli spazi degli eventi.

C’è bisogno di reinventarsi con nuove forme e modi per organizzare gli eventi: code interminabili fuori dai saloni non saranno più concepibili. Sarà necessario limitare e selezionare gli invitati e aprire la nuova frontiera del collegamento virtuale:si è investito molto su cataloghi e libri di design ma non sul virtuale, perchè l’impatto era minore, oggi è un punto focale.

Non basterà collegarsi ad un evento per emozionarsi attraverso lo schermo, bisogna investire: l’idea è il 3D o gli ologrammi che appaiono allo spettatore dando la percezione di essere presente all’avvenimento e poi oggetti di design che si materializzano dando l’impressione di poterli toccare. L’emozione del reale è difficile da eguagliare o superare. Bisogna migliorare la qualità del virtuale ma questo è possibile solo con importanti investimenti.

E’ un momento importante per il Made in Italy, bisogna saper dare risposte immediate, bisogna vendere i vecchi prodotti, le nuove collezioni possono aspettare il 2021. I negozi potranno diventare Atelier dove l’importanza si incentra meno sul prodotto ma sul cliente e le sue esigenze.

Chiudiamo con le parole chiave dei nostri designer, per affrontare il futuro del Made in Italy:

altruismo, coraggio e positività, nuove alleanze . Il futuro dell’Arte, della Moda e del Design è tutto italiano!

 

 

Immagine da MAXXY, Museo Nazionale delle Arti del XXI