Giulia Caliò / “Mutamenti”

GIULIA CALIÒ,  SICILIANA, NON SI DIREBBE PERÒ DAI SUOI DISEGNI CHE HANNO INVECE UN’ IMPRONTA GIAPPONESE, FRUTTO DI STUDI ALL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BOLOGNA PRESSO L’INDIRIZZO DI ILLUSTRAZIONE E FUMETTO. GIOVANE ILLUSTRATRICE MA DI GRAN TALENTO , IL SUO STILE INCONFONDIBILE: A TRATTI DECISI E  MARCATI, COLORI BRILLANTI E FORTE PREDISPOSIZIONE PER LA NATURA. FIORI E ANIMALI I SUOI SOGGETTI PREFERITI. ELEFANTI, PESCI, RANOCCHI PRENDONO VITA IN UN MONDO FANTASTICO E ONIRICO.

POTETE SFOGLIARE I SUOI DISEGNI SUL SUO SITO WEB https://www.giuliacalioillustratrice.it/

 

IN MOSTRA DAL 9 AL 19 SETTEMBRE 2019, ALLA BIBLIOTECA PROVINCIALE ELIO VITTORINI, PALAZZO DEL GOVERNO.

VIA ROMA 31,SIRACUSA (ORTIGIA)

QUI DI SEGUITO VI LASCIO LO SCRITTO RIGUARDANTE LA MOSTRA, CURATA DA LAURA FARANDA.

 

Giulia Caliò, classe 1988, siciliana, illustratrice..

A primo acchito, nelle sue opere, mi hanno colpita la ricercata e vivace scelta cromatica e l’incredibile precisione del tratto.

Il suo mondo illustrato attrae e cattura senza che ce ne si accorga. Sempre in bilico fra una realtà esatta ed una grande immaginazione. Ci si ritrova sospesi in un mondo onirico “galleggiante” su simboli e luminose visioni.

La visionarietà della Caliò – quasi chiaroveggenza, – e l’accuratezza del dettaglio la collocano fra gli interessanti giovani talenti nazionali di arte illustrata.

L’artista mi racconta che i suoi modelli artistici di ispirazione sono stati e sono principalmente i grandi Andrea Pazienza, Gustav Klimt, Corto Maltese, Frida Kahlo, Marco Mazzoni. Modelli da cui, a mio avviso, è riuscita e riesce a trarre sostanzialmente la professionalità, la determinazione, la precisione e quell’elemento di grande fascino costituito da una creatività sempre contemporanea, attuale.

Oggi, con “Mutamenti”, presenta i lavori più significativi finora da lei realizzati. Uno “shopping” di immagini che ci fa aguzzare la vista fra opere recenti e meno recenti, botaniche e di zoologia (da sempre terreni di indagine di sua grande passione) e marine. Principalmente a colori. Ma  alle volte – e forse ancora più affascinanti –  in bianco e nero. Scelta, questa ultima, che sottolinea ancora di più la natura squisitamente “vintage” dei suoi lavori.

L’illustrazione è forma d’arte molto antica. I popoli primitivi incidevano immagini sui muri. Gli Egizi disegnavano su papiro. Si passò, poi, alla raffigurazione su pergamena. Fino ad arrivare al “codice”, il libro rilegato, aprendo nuovi orizzonti all’arte illustrata, “conducendola” alla tecnica della miniatura. Successivamente ancora, ecco il libro vero e proprio.

A differenza di ciò che, generalmente, accade nel campo della illustrazione dove la necessità consiste più nella aderenza alla realtà che alla bellezza della forma, i lavori di Giulia ritraggono sì la realtà (le “sue” piante esistono davvero, così come i “suoi” animali) ma con un tratto, una espressività, una perfezione del tutto originali.

Le sue opere nascono dallo schizzo di un disegno, a cui seguono le ombre realizzate con una penna tradizionale, per poi aggiungere l’acquerello oppure, a seconda dei casi (per esempio nell’utilizzo di colori particolarmente intensi come il rosso), l’inchiostro. Per procedere con la matita colorata e, infine, con l’aggiunta del bianco, atta a conferire un maggiore “respiro” alla immagine.

Tanti strati, dunque, che susseguendosi “fanno emergere” i colori finali.  E tanti strati come quelli che, dagli abissi dell’acqua marina, si manifestano in superficie.

“Abissi” da cui emergono pesci dalla forma, spesso, rotondeggiante, con espressione benevola ed a tratti giocosa, dalle squame mutevoli e pure “scintillanti” grazie alla foglia d’oro e a svariate sfaccettature del viola, del blu, del rosa, del porpora. Ma dagli abissi emergono anche anfibi e altri animali più o meno noti. Tutti che oscillano, nella illustrazione, fra il gioco tipico della infanzia e la professionalità che caratterizza l’età adulta.

Le piante hanno boccioli intenti a schiudersi, quasi “parlanti”. Dagli steli morbidi, intrecciati gli uni con gli altri, divenendo supporto o “nido” per uccelli e farfalle. Ed ancora, rane (quasi sempre posate, come la migliore tradizione vuole, su fiori di loto), camaleonti. Animali dalle tinte vivaci ma mai “stonanti”. Ed ancora, passerotti ed usignoli.

Flora e fauna dal forte significato simbolico.

Il pesce, che, al di là della tipologia, la psicologia fa archetipo di verità nascosta ed “intrappolata” sotto distese di acqua, per poi emergere giungendo infine alla luce. Come una verità che in un primo momento brilla senza essere rivelata e che il pescatore deve ottenere per sfamare se stesso.

La rana, presente in molte religioni antiche, legata alla “prosperità” intesa come ricchezza materiale e capacità riproduttiva. Rane, piccoli anfibi a cui  i periodi di pioggia suggeriscono di uscire dalle acque per dare il via all’accoppiamento.

Squame, piante, anfibi, uccelli che mutano nella estetica come mutano, nel tempo e a seconda delle opere, il tratto e la visione di Giulia, ma mantenendo sempre una interna, forte, “scintillante”, identità.

 

 

Laura Faranda