Ci lascia Yayoi Kusama, nata nel 1929, una delle più grandi artiste del nostro tempo, una delle mie artiste preferite.

Immortale per sempre nei nostri cuori e nei nostri occhi con i suoi inconfondibili pois e le sue zucche giganti, i tentacoli e le stanze di specchi e luci, dove ho avuto la possibilità di entrare.

Proprio a Bergamo nel marzo 2024, a Palazzo della Ragione, aveva onorato la città con una sua mostra e una poesia dedicata ai cittadini bergamaschi segnati dal Covid. Per me era stato un sogno vedere una delle sue opere proprio a due passi da casa!

Ma come pittrice, oltre alle sue bellissime opere, mi sono fermata a riflettere sullo stato interiore di Yayoi Kusama: un difficile rapporto con la madre e la necessità di esprimersi per cercare, attraverso il colore e la materia di distruggere, assecondare, crearsi uno spazio sicuro per la sua anima. Quello che per noi, osservando le sue opere, è tanto magnifico, dietro nasconde delle paure, delle ossessioni, la difficoltà di stare nel mondo: per questo si rifugiava da anni in un una struttura psichiatrica, dal 1977, a Tokyo. Lei che riconosceva, qualcosa non andasse nella sua anima, nella sua testa e lì si sentiva al sicuro.

Ecco perché oggi voglio ricordare anche la sua persona, oltre l’artista, che nasce da una sofferenza dell’infanzia e da un percorso di vita difficile.

A Torino, dal 31 ottobre al Binario 1, è già prevista una mostra dedicata alle “Infinity Mirror Room”, una retrospettiva dell’artista nell’ambito del progetto espositivo “ The Quantum Effect”: l’ultimo saluto per Yayoi Kusama.

Potete leggere il mio articolo sulla mostra di Kusama a Bergamo in questo link